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RSV – Virus Respiratorio Sinciziale

RSV – Virus Respiratorio Sinciziale

Il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV), appartenente al genere Pneumovirus, è un agente infettivo virale a RNA molto diffuso e altamente contagioso. È responsabile di infezioni dell’apparato respiratorio che vanno da quadri lievi delle vie aeree superiori (ad esempio la rinite) a forme gravi e potenzialmente letali delle basse vie respiratorie, come bronchiolite e polmonite.

Come si trasmette?

RSV si trasmette per via aerea attraverso l’inalazione di goccioline salivari rilasciate nell’ambiente con starnuti e colpi di tosse o mediante il contatto con superfici infette.

Le infezioni da RSV mostrano una chiara stagionalità, con incidenza maggiore nei mesi più freddi, dall’autunno alla primavera, nei climi temperati.

Quali sono i sintomi?

Il virus colpisce le persone di tutte le età e si può contrarre più di una volta nella vita.

Esistono due ceppi principali, A e B, che possono co-circolare: pertanto è possibile reinfettarsi più di una volta anche nella stessa stagione.

L’infezione può essere asintomatica o manifestarsi con quadri clinici differenti: spesso la sintomatologia è simil-influenzale (raffreddore, naso che cola, tosse, febbre), ma l’infezione da RSV può comportare, nei casi più severi, anche l’insorgenza di condizioni più gravi, come bronchiolite e polmonite.

Chi è a maggior rischio di contrarre l’RSV?

Si stima che circa il 50% dei bambini contragga l’infezione entro il primo anno di età e che oltre il 95% venga infettato entro il secondo anno. I bambini durante il primo anno di vita, soprattutto nei primi tre mesi, hanno un maggior rischio di sviluppare l’infezione da RSV in forma grave, rispetto a bambini più grandi o agli adulti sani, poiché il loro sistema immunitario è immaturo e, di conseguenza, sono più suscettibili al virus. I nati prematuri (prima della 37a settimana di gestazione), i bambini con malattie polmonari croniche, cardiopatie congenite e sindrome di Down sono i più vulnerabili all’infezione.

RSV non riguarda soltanto i bambini ma anche gli adulti, in particolare i soggetti immunocompromessi e gli anziani, che sono maggiormente suscettibili all’infezione e alla possibilità di manifestare un quadro clinico più severo, come la polmonite o l’aggravamento di patologie preesistenti. Anche i soggetti che soffrono di patologie croniche polmonari, come l’asma e la BPCO, o altre condizioni come l’insufficienza cardiaca, sono più vulnerabili e a rischio di sviluppare forme gravi.

Quali sono le possibili conseguenze nei bambini?

Uno degli aspetti più preoccupanti è il possibile sviluppo di complicanze dovute alla malattia che possono portare anche all’ospedalizzazione. Ciò accade soprattutto nei bambini e nei neonati. Alcuni studi mostrano che tra il 20 e il 40% dei bambini che hanno sviluppato bronchiolite presenteranno episodi ricorrenti di broncospasmo fino all’età scolare. Inoltre, la bronchiolite da RSV aumenta la probabilità di sviluppare asma.

Secondo le stime più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (2025), a livello globale si registrano ogni anno:

• Oltre 3,6 milioni di ricoveri nei bambini di età inferiore ai 5 anni;
• Circa 100.000 decessi attribuiti a RSV;
• Circa la metà dei decessi infantili da RSV si verifica in neonati di età inferiore ai 6 mesi.

In particolare:
• Nei bambini al di sotto di un anno: RSV è la prima causa di bronchiolite e di ospedalizzazione.
• Nei bambini RSV può causare infezioni respiratorie acute (ARI), bronchite asmatica e scatenare o peggiorare l’asma.

Quali sono le possibili conseguenze negli anziani e negli adulti a rischio?

Secondo i dati OMS, ogni anno negli Stati Uniti il virus è responsabile di circa 160.000 ricoveri e 10.000 decessi negli adulti di età pari o superiore a 65 anni. Non sono ancora disponibili stime globali consolidate per la popolazione anziana, ma studi europei indicano che ogni anno circa il 3–7% degli over 60 contrae un’infezione da RSV.

In Italia si stima che ogni anno:
• Ci siano 288 casi di RSV ogni 100.000 soggetti ≥ 60 ann;
• 50.800 ospedalizzazioni associate a RSV.

Negli adulti e anziani: può determinare riacutizzazione di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).
Negli anziani: RSV può provocare polmonite interstiziale con sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), soprattutto se sussistono comorbidità.

Nei soggetti over 65 i tassi di ospedalizzazione aumentano:
• Da 3,5 a 13,4 volte nei pazienti con BPCO;
• Da 2,3 a 2,5 volte nei pazienti con asma;
• Da 4,0 a 7,6 volte nei pazienti con insufficienza cardiaca;
• Da 2,4 a 6,4 volte nei soggetti diabetici.

Strategie di prevenzione

Per ridurre la probabilità di infettarsi è possibile adottare alcune misure di protezione personale, raccomandate dall’ECDC, valide per la maggior parte dei virus respiratori, tra le quali:

• Evitare il contatto ravvicinato con persone che presentano sintomi di infezione respiratoria in atto (tosse, starnuti, naso gocciolante ecc.);
• Lavare frequentemente e adeguatamente le mani;
• Evitare di toccarsi gli occhi, il naso e la bocca;
• Seguire una buona igiene respiratoria e il galateo della tosse.

Inoltre, nel bambino è importante:
• Tenerlo lontano dalle persone con sintomi come raffreddore, tosse ecc.;
• Toccare il bambino solo con le mani pulite;
• Preferire l’allattamento al seno (se possibile).

Oltre alle misure non farmacologiche di protezione individuale, sono ad oggi disponibili anche gli anticorpi monoclonali e i vaccini.

Anticorpi monoclonali per i neonati

Attualmente, come misura profilattica specifica, sono disponibili due anticorpi monoclonali: Nirsevimab e Palivizumab.

Nirsevimab è stato approvato in Italia da AIFA nel 2023 per la prevenzione da RSV nei neonati e nei bambini durante la loro prima stagione di esposizione a RSV. È un anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione che è in grado di legarsi alla proteina F del virus, neutralizzandolo ed evitando che penetri nelle cellule.
Negli studi clinici è stata dimostrata un’efficacia di circa l’80% nel prevenire le infezioni da RSV che richiedono assistenza medica e di circa il 77% nel ridurre le ospedalizzazioni correlate.

E’ somministrato mediante singola iniezione intramuscolare e offre protezione per almeno cinque mesi, coprendo quindi il neonato per l’intera stagione autunno-inverno.

Palivizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato anti-RSV indicato per la profilassi nei nati pretermine e nei bambini ad alto rischio, come quelli con broncodisplasia polmonare o cardiopatie congenite significative. Negli studi clinici ha dimostrato di ridurre le ospedalizzazioni correlate a RSV di circa il 55%. È somministrato per via intramuscolare una volta al mese durante la stagione di circolazione del virus, fino a un massimo di cinque dosi.

Vaccini disponibili

Sono disponibili tre vaccini: due destinati solo agli adulti a partire dai 60 anni di età e un altro autorizzato sia per gli over 60 sia per le donne in gravidanza.

Vaccini per adulti e anziani

Nel 2023 l’AIFA ha approvato il primo vaccino contro RSV ricombinante-adiuvato per la prevenzione della malattia del basso tratto respiratorio (LRTD) causata dal RSV nella popolazione adulta e anziana.

Il vaccino è costituito dall’antigene RSVPreF3 e da un adiuvante che potenzia la risposta immunitaria. E’ somministrato in singola dose per via intramuscolare a livello del deltoide. La sicurezza e l’efficacia del vaccino è stata studiata in diversi studi clinici. Il vaccino si è dimostrato efficace per almeno tre stagioni. Gli effetti collaterali più comuni sono stati disturbi transitori e di entità lieve quali dolore in sede di iniezione, affaticamento, dolori muscolari, mal di testa e dolori articolari.

Nel 2025 l’AIFA ha approvato il primo vaccino contro RSV a mRNA per la prevenzione della malattia del tratto respiratorio inferiore (LRTD) causata da RSV negli adulti di età pari o superiore a 60 anni e negli adulti di età compresa tra 18 e 59 anni con rischio aumentato di LRTD.
Il vaccino contiene mRNA a singola elica che codifica la glicoproteina F del RSV-A ed è somministrato in dose singola per via intramuscolare a livello del deltoide. Il profilo di sicurezza e di efficacia è stato verificato in studi sperimentali condotti a livello mondiale.

Vaccino per adulti over 60 e donne in gravidanza

Un altro vaccino contro RSV è stato approvato nel 2024 e si rivolge non solo agli adulti a partire dai 60, ma anche alle donne in gravidanza tra la 24a e la 36a settimana di gestazione, garantendo protezione sia alla madre sia al neonato fino ai sei mesi di età. Si tratta di un vaccino bivalente non adiuvato, composto da due proteine preF (RSVpreF), da somministrare in dose singola per via intramuscolare. Anche in questo caso la sicurezza e l’efficacia sono state dimostrate in diversi studi clinici. Le reazioni avverse più comuni osservate sono state dolore in sede di iniezione, mal di testa e dolori muscolari.


References