L'OMS ne ha caldeggiato e sostenuto l'adozione di vaccini a partire dai Paesi occidentali a più alto sviluppo industriale. Così la vaccinazione antinfluenzale si è via via imposta come uno degli interventi più efficaci per la prevenzione primaria di una malattia infettiva a forte impatto sociale.
In Italia la strategia vaccinale è mirata all'immunizzazione delle cosiddette categorie a rischio (soggetti con cardiopatie, broncopneumopatie, nefropatie, malattie metaboliche e altre patologie croniche esposte a infezioni recidivanti), con particolare riguardo ai soggetti sopra i 65 anni, che possono ricevere i vaccini gratuitamente da parte dei distretti delle aziende sanitarie di competenza.
Anche il Piano Sanitario Nazionale 1998-2000 si è occupato del problema, ponendo tra i suoi obiettivi la copertura vaccinale in almeno il 75 per cento della popolazione sopra questa fascia di età; questa copertura, tuttavia, secondo stime ufficiose, oggi non supera il 46 per cento.
I vaccini attualmente autorizzati e commercializzati nel nostro Paese sono di tre tipi:

  • vaccini a virus interi. Contengono virus interi, sono altamente immunogeni e mediamente ben tollerati. Possono però provocare reazioni febbrili, seppur modeste;
  • vaccinisplit. Sono costituiti da virioni dei virus influenzali, disgregati da particolari sostanze che, rompendo l'involucro proteico, garantiscono al vaccino l'immunogenicità ma ne eliminano la reattogenicità, ossia la comparsa di effetti collaterali. Sono pertanto ottimamente tollerati;
  • vaccini a subunità. Sono inserite soltanto le glicoproteine di superficie del virione (emoaggiutinina e neuraminidasi) che sono, appunto, gli antigeni più importanti per ottenere l'azione protettiva nei confronti dei virus influenzali. Ottima la loro tollerabilità, anche nei bambini e nei soggetti asmatici o atopici.

La vaccinazione garantisce complessivamente un'efficacia pari a oltre il 70% nel prevenire 1'influenza o le complicanze ad essa riconducibili.
E' difficile fornire risultati globali di quanto ogni singola campagna vaccinale offra in termini di riduzione dei casi di persone ammalate. Alcuni studi internazionali hanno chiaramente dimostrato come i soggetti vaccinati siano meno esposti al rischio di complicanze o alla richiesta di ospedalizzazione per cure d'urgenza, fino alla riduzione del cinquanta per cento dei ricoveri per complicanze broncopolmonari.