Il nome influenza

All'origine della parola italiana influenza, tuttora usata in numerose altre lingue, c'è il termine latino "influentia". II nome rifletteva la credenza diffusa nell'antica Roma che la comparsa delle epidemie fosse strettamente correlata all'influenza di congiunzioni sfavorevoli delle stelle.

Le tappe nella storia

L'esordio degli episodi epidemici provocati da virus influenzali verrebbe addirittura fatto risalire al 430 a.C., data della famosa peste di Atene. Le ipotesi più recenti, infatti, attribuirebbero l'alta mortalità riscontrata durante la pestilenza a un'epidemia influenzale complicata da sovrinfezioni batteriche.
Dovevano poi trascorrere molti anni per la prima vera pandemia importante a livello europeo, che viene fatta risalire al 1580. Da allora ai giorni nostri sono state descritte altre 31 pandemie.

In ordine cronologico, gli episodi pandemici rilevanti sono avvenuti nel:

1743
1889-90
1918-19 la "Spagnola", provocata dal virus A sottotipo H1N1
1957 l"Asiatica", causata dal virus A H2N2
1968 la "Hong Kong", provocata dal virus A H3N2, la più vicina a noi e l'ultima di questo secolo
2009 la suina, provocata dal virus A H1N1 sv,

 

 
 
 
 
 
 
 
Alla Spagnola spetta in assoluto il primato di pandemia più drammatica, con oltre 20 milioni di decessi, mortalità complessiva superiore a quella provocata dalla prima guerra mondiale.
Ma il primato della spagnola va messo in relazione, oltreché all'aggressività del virus AHlN1, alle gravi carenze sanitarie di quel periodo, ovviamente acuite dal conflitto mondiale.
Viceversa le ultime due pandemie, "Asiatica" e "Hong Kong", aldilà della virulenza dei rispettivi ceppi virali, grazie al migliore stato generale della popolazione e a misure sanitarie più attente, hanno avuto un impatto meno drammatico, pur coinvolgendo diverse centinaia di milioni di persone in tutto il mondo.
Per i prossimi anni è attesa una nuova pandemia, che gli esperti epidemiologi stanno tentando di prevedere con sistemi di sorveglianza e monitoraggio più stretti e accurati.

Come riconoscere la malattia

Facile a pronunciarsi, il termine influenza diventa un vero e proprio problema clinico, quando occorre essere certi che si tratti di questa malattia infettiva e non di quelle forme acute che possono colpire l'apparato respiratorio, causate da altri virus, batteri, clamidie o micoplasmi.
Dal punto di vista nosografico, infatti, I'influenza andrebbe inserita nell'ambito del capitolo delle infezioni respiratorie acute (IRAl, che comprendono anche le sindromi parainfluenzali. Si tratta di un grande gruppo di affezioni, che riguardano qualunque età e qualunque momento dell'anno, provocando disturbi di varia entità a carico dell'albero respiratorio: raffreddore, faringite, laringite, tracheite, bronchite e polmonite.
In questo ambito, l'influenza si caratterizza fondamentalmente per le seguenti peculiarità:
  • è causata esclusivamente dai tre virus influenzali;
  • si manifesta soltanto in un determinato periodo dell'anno (nel nostro emisfero boreale, nella stagione invernale);
  • ha un tipico andamento epidemico, con dimensioni variabili da episodi circoscritti alle epidemie diffuse o, più raramente, pandemie, con profonde ripercussioni socio-sanitarie;
  • ha un'evoluzione generalmente benigna, che tende ad autolimitarsi nell'arco di 5-7 giorni, richiedendo comunque sempre un periodo di convalescenza;
  • può evolvere in forme complicate e gravi, fino a provocare il decesso del paziente, specie nei soggetti anziani;
  • può essere evitata o attenuata, se viene praticata la vaccinazione specifica con le modalità opportune;
  • è stata curata fino a oggi con terapie farmacologiche esclusivamente sintomatiche.
La diagnosi di certezza dell'influenza, comunque, può essere formulata soltanto dopo il riscontro del virus in laboratorio, effettuato su campioni di tamponi faringei o di aspirato dalle cavità nasali dei pazienti. Prelievi che vengono ovviamente seguiti su un numero limitato di persone e che sono utili sul piano epidemiologico per il riconoscimento delle varianti virali circolanti di anno in anno. Di fatto, pertanto, l'unico criterio utilizzato comunemente per la diagnosi di influenza è quello clinico, che si basa sull'esame dei sintomi accusati dal paziente.

I sintomi dell'influenza

Molti i disturbi che possono accompagnare la malattia influenzale, pochi quelli che la caratterizzano realmente e che vanno considerati sintomi guida. Valgono, a questo proposito, le indicazioni suggerite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui si deve parlare di influenza - qualora si sia già accertata la circolazione nell'ambiente di uno dei tre virus influenzali quando sono presenti almeno tre disturbi su tutti:
  • esordio brusco della febbre uguale o superiore a 39 °C
  • comparsa di dolori muscolari;
  • sintomi respiratori.
Secondo gli esperti l'identificazione della malattia dovrebbe avvenire nel classico periodo epidemico: nel nostro Paese, nei mesi invernali da dicembre a tutto marzo compreso, quando si sia in presenza di:

febbre con i tipici brividi e sudorazione profusa (tenendo presente che l'iperpiressia può essere già significativa se supera i 38 °C e causare un mal di testa con pesantezza opprimente).

La febbre ha un suo tipico andamento: tende a salire con brividi, costantemente sino all'uso di antipiretici. Poi si abbassa bruscamente con sudorazione, per poi risalire con cefalea gravativa quando termina l'azione del farmaco. Il picco di iperpiressia ha una durata media di tre giorni;

malessere generalizzato, dolori muscolari e ossei con astenia.

Il malessere si caratterizza proprio con la sensazione di astenia diffusa, di ossa rotte e di inappetenza.
Possono esserci inoltre: fotofobia, lacrimazione e dolori oculari nel 50 per cento dei casi.
In pratica, il quadro clinico è composto dalla comparsa di disturbi sistemici concomitanti all'aumento della temperatura corporea.

Per i sintomi respiratori a carico delle alte vie aeree, si segnala invece che il loro esordio può essere successivo alla puntata febbrile, fino a evidenziarsi 2-3 giorni dopo. Grande la loro varietà:
  • raffreddore, ossia rinite; - mal di gola e raucedine, faringo laringodinia;
  • irritazione alla trachea con dolore retrosternale; - tosse stizzosa e secca.

Vale poi la pena precisare che, generalmente, l'ipertermia con impennate oltre i 39 °C è più correlabile a episodi epidemici provocati dal virus A e dalle sue varianti, mentre le forme influenzali sostenute dai virus B presentano picchi febbrili più contenuti.

Complessivamente, la sintomatologia si protrae per non più di 5 7 giorni, ma sensazione di prostrazione, mancanza di forze e inefficienza psico-fisica possono persistere per 1015 giorni. La qualità di vita del soggetto, quindi, ritorna nella norma soltanto dopo due settimane circa dall'esordio della sintomatologia.

Bambini e anziani

I sintomi descritti fino a qui sono validi per l'età adulta, ma presentano alcune varianti in due fasce di età: i bambini e gli anziani.
Ecco le varianti più importanti:
  • i lattanti eccezionalmente hanno febbre, mentre possono accusare vomito e diarrea;
  • i bambini più piccoli, non ancora in grado di parlare, accusano irritabilità, pianto, sonnolenza, inappetenza;
  • in età prescolare, la febbre è elevata (con impennate oltre i 39 °C, sono presenti occhi arrossati e congiuntivite;
  • fino a 5 anni sono frequenti laringotracheiti e bronchiti;
  • negli ultra 75-80enni, i cosiddetti anziani fragili, la febbre è più bassa, I'insorgenza dei disturbi non è brusca, la sintomatologia è caratterizzata dalla mancanza di forze, da dolori articolari e da disturbi neurologici. Possono essere presenti: sopore, disorientamento, difficoltà nella coordinazione motoria, stato confusionale.
Pazienti a rischio

Sono soprattutto le persone con problemi all'apparato respiratorio quelli che presentano una sintomatologia più acuta in corso di influenza. In particolare, vanno citati:
  • i soggetti asmatici, adulti e bambini, che vedono aumentare il rischio di attacchi asmatici e crisi di dispnea acuta, in conseguenza del contagio dei virus influenzali, e che necessitano di un pronto trattamento locale e sistemico antiasmatico;
  • i soggetti con broncopneumopatie croniche ostruttive (BPCO). Si calcola infatti che da un quarto a dueterzi delle ricadute di bronchiti e broncopolmoniti siano provocate da infezioni virali, in particolare dai virus influenzali. Queste recidive sono tenute a bada soltanto dalituso tempestivo dell'antibioticoterapia mirata.